In questo articolo ho deciso di trattare il tema della responsabilità personale perché nella società di oggi tendiamo sempre di più a sottrarci alle nostre responsabilità. Conosciamo perfettamente i nostri diritti ma meno i nostri doveri. Uno dei meccanismi mentali di fronte ad un nostro sbaglio, una nostra mancanza, è trovare la responsabilità in qualcun altro.

Dopo una lunga indagine ho dedotto che gli individui si dividono in due categorie:

  • chi agisce sapendo che le sue azioni influenzano i risultati ottenuti, persone animate dalla convinzione di poter essere arbitri e artefici del proprio destino, superando o aggirando le contrarietà che dovessero frapporsi nel loro percorso;
  • chi, al contrario, attribuisce a cause esterne i propri risultati negativi, vivendo in un perenne stato di recriminazioni e lamentele per quello che potevano avere e un destino infame gli ha sottratto.

ESSERE RESPONSABILI SIGNIFICA RENDERSI CONTO MA ANCHE RENDERE CONTO.

Un responsabile agisce in modo equilibrato e riflessivo, nella piena consapevolezza che i propri comportamenti e le proprie decisioni producono delle conseguenze per sé e in molti casi anche per gli altri.

Una cosa, infatti, è sentire una responsabilità e un’altra è assumersi una responsabilità, farsene carico personalmente, direttamente e completamente. Sentire una responsabilità è una percezione. Assumersi una responsabilità è un’azione, il che significa avere atteggiamenti attivi e non passivi.

In un momento storico dove ci si nasconde dietro i social spesso per screditare persone, dove ci si aspetta sempre che qualcuno venga a risolvere un nostro problema, dove la politica e lo Stato (che poi siamo noi) è responsabile anche di quello che accade nelle nostre 4 mura, dove si propone di regalare uno stipendio per non fare niente e dove tutti reclamiamo qualcosa, sembra che la responsabilità sia sempre delegata a qualcun altro.

Essere responsabili diventa una rivoluzione che dobbiamo intraprendere.

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