Qualche giorno fa è andato in onda un servizio de Le Iene, storico programma televisivo di Italia 1, sullo sfruttamento di esseri umani, in particolare bambini, in India per l’estrazione della mica, ingrediente minerale utilizzato in molteplici campi, incluso quello del make-up.

Ho guardato attentamente il servizio e mentre lo guardavo avevo una strana sensazione, della serie: “Ma questi dove vogliono andare a parare?”. Non tanto per il discorso dello sfruttamento dei bambini che è e rimarrà una cosa gravissima e deprecabile sempre, per qualsiasi scopo ed in qualsiasi parte nel mondo. Ma perché, per chi non lo sa, la mica è utilizzata in moltissimi campi industriali e la cosmesi rappresenta solo una piccola percentuale del settore di impiego di questo minerale. Perché puntare il dito in maniera così palese ed inspiegabile sul suo uso in campo cosmetico?

La mica è un minerale utilizzato sin dalla preistoria e nell’antichità veniva usata per la produzione delle ceramiche date le sue caratteristiche refrattarie. È un minerale molto stabile chimicamente e resistente al calore che viene utilizzato in molteplici campi industriali, dalla produzione dei pneumatici al materiale elettrico isolante, dalle finestre per i forni al calcestruzzo, dai condensatori ai conduttori elettrici, ecc.

Il suo nome deriva dal latino micare che significa brillare, infatti è un minerale molto lucente che ne fa un ottimo ingrediente industriale per tutto ciò che deve luccicare, dalle vernici metallizzate delle nostre automobili alle polveri minerali utilizzate in campo cosmetico (ombretti, ciprie, ecc.). Insomma per tutto ciò che brilla inclusi i palloncini che compriamo ai nostri figli.

Se guardiamo la voce mica su Wikipedia emerge che il suo uso in campo cosmetico è citato per ultimo.

Il servizio delle Iene parla di una parte dell’India che rappresenta il 25% della produzione mondiale di mica.

Se consideriamo che le miniere illegali di cui parla il servizio rappresentano il 70% del totale, il servizio parla di una situazione di estrazione che riguarda il 17,5% della produzione mondiale di mica, una situazione, ripeto, illegale che sfrutta donne e bambini. Se poi consideriamo che solo il 10% della produzione mondiale di mica è destinata all’industria cosmetica, stiamo parlando, se vogliamo proprio focalizzare sul settore cosmetico, del 1,75% della mica mondiale estratta illegalmente per uso cosmetico.

Queste mie considerazioni non sono finalizzate a sminuire il fenomeno dello sfruttamento degli esseri umani e dei bambini, anzi. Ne parlerò ampiamente più avanti. Servono unicamente a porsi delle domande sul perché dell’accanimento de Le Iene sul minerale utilizzato in campo cosmetico. Non si parla infatti di automobili con vernici metallizzate (magari la stessa automobile metallizzata con cui il conduttore de Le Iene si è recato sul posto per fare il servizio). Non si parla di “tostapane, phon, lavatrice, ferro da stiro, dentifricio..” dove la mica viene largamente impiegata come Le Iene evidenziano all’inizio del loro servizio.

Ci si sofferma sul cattivissimo mondo della cosmesi. Perché? A quale scopo? I latini si chiederebbero “Cui prodest?”, a chi giova?

Andiamo avanti.

Nel servizio si parla di una zona poverissima dell’India dove le miniere di mica rappresentano un grossissimo business in termini economici (svariati milioni di dollari) e dove gente avida e senza scrupoli sfrutta illegalmente tutte le risorse umane disponibili: famiglie intere, mariti, padri, mogli, vedove, figli grandi e piccoli vengono fatti lavorare nelle cave di estrazione, senza alcuna protezione, senza alcuna tutela per la loro salute, senza alcun contratto lavorativo e tutto questo per pochi centesimi o dollari al giorno, i soldi che servono a mala pena a vivere. Il servizio intervista alcune persone che confermano che l’estrazione della mica è l’unica fonte di reddito e di lavoro della zona, oltre a quella non esiste altro. Pochi spiccioli sono meglio che morire di fame, fanno intendere queste persone sfruttate.

Il servizio sottolinea che si sta parlando di cave illegali. Sebbene qualche proprietario o boss indiano intervistato, per ovvi motivi, tenti di negare, risulta chiaro che i lavoratori sono lasciati in balia di loro stessi a lavorare nelle cave o miniere, sotto l’occhio attento del loro padrone-sfruttatore. Non ci sono autorità, non c’è polizia, non c’è tutela della salute, della vita e della dignità umana.

Il servizio continua con il conduttore de Le Iene che chiede a questi lavoratori se sanno per quali scopi viene utilizzata la mica. Le persone non sembrano saperlo ed ecco che compare improvvisamente un tablet che fa vedere loro delle donne che si truccano. Con stupore le persone reagiscono alla rivelazione. Ed ecco spiegato il titolo che compare in alto durante tutto il servizio: “GLI SCHIAVI DELLA NOSTRA BELLEZZA”.

A questo punto comincio a sentirmi in forte disagio. È un preciso e deliberato tentativo di stigmatizzare il make-up o le donne che lo utilizzano? Vogliono farci sentire in colpa? Vogliano farci passare per le “streghe” cattive che sfruttano o meglio schiavizzano il prossimo per essere belle? Vogliono toglierci il gusto di truccarci? Qual è il loro scopo? Non capisco…

Ma la mia perplessità ha vita breve. Dopo pochi secondi, cambia lo scenario. Il caro “giustiziere degli sfruttati” si trova in un carinissimo paesino dell’Inghilterra e ci porta, come un buon padre che ha la soluzione a tutti i mali del mondo, in un piccolo laboratorio dove alcune persone sono intente a lavorare a mano saponi e saponette. In pochi secondi scopriamo di essere nei laboratori della Lush, azienda multinazionale della cosmetica!

No! Grido io. Ma fate sul serio? Non riesco a trattenermi e mi alzo dalla sedia!

Tutto questo per una markettata del genere? Ecco si spiega la costante denigrazione della mica nei trucchi, ecco a chi giova, ecco dove volevano andare a parare. Un lungo, lunghissimo spot pubblicitario per l’azienda cosmetica Lush!

Capisco che Italia 1 sia un canale di una rete televisiva commerciale, ma siate più seri, signori miei. Chi volete prendere in giro? Non siamo “mica” scemi, è il caso di dire.

Prima, questi mi vogliono far credere che hanno 900 negozi nel mondo e producono i cosmetici in questi graziosissimi laboratori gestiti da bravi “gnomi di Babbo Natale”, mi fanno persino vedere gli stampini riempiti di sapone come quelli che usiamo in casa nostra per fare i muffin. Ma per piacere!

Poi la bella dichiarazione del conduttore: “Perché l’alternativa c’è, ed è la mica sintetica” ed il Responsabile dell’azienda che poi conferma: “Dal 1 gennaio 2018 abbiamo tutti i prodotti Lush senza mica naturale”. Peccato poi che, per onestà intellettuale, il conduttore non può esimersi dall’ammettere: “Sostituire la mica naturale nei cosmetici si può, ma questo vorrebbe dire far perdere il lavoro a migliaia di famiglie!”. Ma va, cari signori de Le Iene! Perchè non ci avete pensato prima di fare questo servizio-spot pubblicitario alla Lush? Quindi, a cosa serve tutto questo? Perché questo messaggio quanto mai contraddittorio e fuorviante?

Ecco cosa offre l’azienda Lush: la soluzione più semplice, che giova più al loro Marketing, ad un problema serio e gravoso. Una soluzione che serve solo a mettere in luce un’etica che fa acqua da tutte le parti. Per Lush è sufficiente boicottare, sostituire, comprare altro, e il problema non c’è più! Puff!

In sintesi la soluzione Lush sarebbe:

  1. Boicottare TUTTA la mica naturale mondiale, non solo il 17,5% delle miniere illegali di mica che sfruttano bambini ma tutte le miniere mondiali di mica, incluse quelle che estraggono il minerale in maniera legale e danno lavoro a migliaia e migliaia di persone. Della seria, colpire tutti per educare pochi.
  2. Fregarsene della distruzione di intere economie locali, creando povertà, disoccupazione e fame. Il problema sarà di altri.
  3. Sostituire la mica naturale con la mica sintetica, senza dirci nulla sulla derivazione di questa materia sostitutiva. Con cosa è fatta? Come è fatta? Per quanto ne so, potrebbe anche questa materia prima creare devastazioni, ad esempio ambientali.

Il servizio non è ancora finito. Se pensavo di aver già visto il peggio, mi manca la domanda conclusiva del conduttore: “Perché non abbassare un po’ i profitti e pagare di più i capi famiglia facendoli lavorare in miniere più sicure, facendo in modo che questi bambini vivano la loro infanzia serenamente, giocando e studiando, come è giusto che sia?”.  E mentre sono in attesa della loro risposta a questa domanda cruciale, quasi fossi in attesa del Messia, il servizio termina con i titoli di coda, lasciandomi lì come un’ebete.

Certo, cari signori de Le Iene, che la logica “è meglio essere ricchi ed in salute, che poveri e malati” non vi manca. Certo che sarebbe meglio, quindi? Tutto qui?

Qui ci sono gli estremi per una denuncia all’Antitrust per pratica commerciale scorretta perché voi cari signori della Lush, dicendo che usate la mica sintetica, fate intendere che VOI siete etici e non sfruttate i bambini, mentre tutti gli altri, che non dicono di usare la mica sintetica, sono cattivi sfruttatori di bambini. Eh no, cari signori della Lush! La Comunità Europea su questi claim scorretti si sta già pronunciando.

Ora, a parte lo schifo di scoprire che a sfruttare queste storie devastanti sia proprio un’azienda che dice di contrastare lo sfruttamento degli esseri umani. Come la mettiamo?


Ora andiamo ad affrontare il problema in modo serio e ragionato.

Cosa possiamo fare per aiutare questa gente senza distruggere tout court e con soluzioni semplicistiche o markettate per vendere fumo alla gente, la loro economia lasciandoli nella disoccupazione e nella povertà?

Non ho mai creduto nei boicottaggi fatti prevalentemente per mettere a tacere la nostra coscienza, ma ho sempre creduto nella ricerca ragionata di soluzioni concrete ai problemi piccoli e grandi di questo mondo.

Ovviamente la soluzione NON è boicottare tutti e tutto per sentirsi eticamente nel giusto, e girarsi dall’altra parte ignorando altri problemi che si creano con questi boicottaggi. Periodicamente succede nel campo alimentare e cosmetico (vedi olio di palma, talco, ecc.). La soluzione è consentire ai paesi poveri di progredire, di creare un’economia sana e legale, che non sfrutti le fasce più povere e vulnerabili e che dia pane a tutti gli esseri umani della Terra.

Le soluzioni sono:

1.Sensibilizzare tutte le industrie coinvolte affinché siano controllate le miniere/cave di estrazione e affinchè non finisca sul mercato, in maniera spesso occulta (perché gli escamotage ci sono), minerale estratto illegalmente e con bambini. Ma questo sta già avvenendo.

Molte aziende mondiali si sono attivate, a partire dal 2016, con la Responsible Mica Initiative”, un progetto che mira ad eliminare il lavoro minorile e le condizioni di lavoro inaccettabili della catena di fornitura della mica in India grazie al lavoro congiunto delle industrie mondiali.

Questo progetto consente di controllare ed attuare politiche a supporto delle economie locali cercando di intervenire quanto possibile sulle situazioni di sfruttamento ed illegalità. L’obiettivo è di consentire a queste popolazioni di vivere in maniera onesta e dignitosa nel campo dell’estrazione della mica. L’obiettivo è quello di raggiungere il 100% della fornitura sostenibile di mica entro il 2020-2021.

Anche la Merck, azienda bistrattata e stigmatizzata dal servizio de Le Iene, ha già intrapreso azioni in questo senso.

Pur consapevoli che l’illegalità è difficile da combattere in qualsiasi campo (ce n’è tanta anche in Italia) è giusto dire che non si può distruggere un’economia intera creando disoccupazione e povertà in maniera così semplicistica. Azioni di responsabilità sono state intraprese per consentire alle popolazioni locali povere dell’India di continuare ad avere una fonte di sostentamento, intraprendendo un percorso verso la sostenibilità, la legalità e la sicurezza.

Perché Le Iene non ci hanno pensato? Perché non hanno offerto questa soluzione alla loro domanda finale? Perché non ci hanno parlato di questi progetti? Perché non ci hanno presentato tutte le possibili soluzioni al problema esposto? Cui prodest?

2.In generale, ridurre i consumi, consumare meno ma meglio. Perché il problema è sempre e solo uno: il consumismo!

La popolazione mondiale sta crescendo ad un passo insostenibile. Gli esseri umani sono chiamati alla responsabilità non solo nei confronti del pianeta ma anche nei confronti degli altri esseri umani, soprattutto nei confronti di chi vive nelle zone più povere e sfruttate del pianeta, prevalentemente nella parte orientale (Cina, India, Indonesia, ecc.) dove sta esplodendo l’economia e la ricchezza. Questi paesi stanno diventando i maggiori produttori di beni a basso prezzo della Terra. Una parte del mondo che fino a ieri era povera e dimenticata, oggi si trova ad avere un’economia sempre più ampia e ricca senza tuttavia avere leggi che tutelino i diritti umani ed i lavoratori. Un’economia che sta mostrando le sue lacune e che in molti casi sfrutta le situazioni di indigenza per la sete di profitti.

Prima di acquistare, ognuno di noi dovrebbe fermarsi un attimo e chiedersi:

  1. Ne ho veramente bisogno? Posso farne a meno? E’ una necessità o uno sfizio? Non sto affatto dicendo che una persona non possa togliersi uno sfizio d’ogni tanto, ci mancherebbe! Ma spesso non ci rendiamo conto di quanto siamo spinti dal consumismo inconsapevole piuttosto che da quello consapevole. La situazione sta fortunatamente cambiando.
  2. Da dove viene questo prodotto? Comprare prodotti possibilmente vicini a noi, Made in Italy, aiuta la nostra economia locale, dà lavoro a noi, sostiene l’Italia.
  3. Cosa contiene questo prodotto? Privilegiare prodotti certificati da enti nazionali ed internazionali seri e credibili, controllare che le materie prime siano di qualità, eco-compatibili o appartenenti a programmi di sostenibilità.
  4. Non dimenticarsi che spendere qualcosa di più per un prodotto di qualità, significa spendere meno! La qualità costa generalmente di più ma garantisce spesso prodotti più sani, più nutrienti, meno inquinati (se parliamo di alimenti) e prodotti più dermocompatibili e risolutivi di problemi dermatologici (se parliamo di cosmetici).
  5. Pagare il giusto prezzo. Buttare giù il mercato offrendo prodotti a prezzi stracciatissimi (come spesso fanno le grandi catene come Coop, Lidl, ecc.) certamente fa gola ai consumatori desiderosi di risparmiare. Tuttavia è importante chiedersi quanto possa mai guadagnare un produttore di patate se le patate sono in super-offerta a Euro 0,50 al kg! Anche i produttori hanno diritto ad un giusto ed equo guadagno, un principio che spesso le grandi catene non rispettano. Io voglio essere una consumatrice ma voglio anche che i produttori non siano sfruttati.

Tornando al discorso del servizio de Le Iene: non sono gli ingredienti (alimentari o cosmetici) ad essere cattivi, ma quello che gli uomini sono disposti a fare per far SOLDI con questi ingredienti! Nessun ingrediente vegetale (olio di palma) o minerale (mica) è cattivo di per sè. Non è guardando nervosamente un’etichetta cercando il “malvagio” della situazione che stiamo cercando una reale soluzione ad un problema serio, quello dell’avidità e la sete di denaro che porta l’uomo allo sfruttamento della Terra e delle persone.

Dobbiamo riflettere, sensibilizzare ed agire, non attaccare o boicottare spostando il problema da un’altra parte.

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