Durante la mia carriera nel mondo della cosmesi mi sono spesso trovata a dibattere la questione prezzo di un cosmetico eco-bio rispetto ad un altro (eco-bio o “tradizionale”). Si dice che un prezzo alto non è necessariamente sinonimo di alta qualità, e su questo posso anche essere d’accordo, ma liquidare la questione in modo così semplicistico non aiuta a capire.

Innanzitutto sono dell’idea che ognuno è libero di scegliere quanto sia disposto a spendere per un prodotto, indipendentemente dal marchio o dalla qualità. Il consumatore non va mai giudicato per questo.

Se guardiamo tutto il mondo del commercio (dalla moda alle automobili, dall’elettronica alle vacanze, ecc.), ognuno decide quanto è disposto a spendere per un marchio, un bene, un prodotto o un servizio piuttosto che un altro. Ad esempio, alcune donne sono disposte a spendere anche 300 euro per una crema di un marchio cosmetico di lusso, mentre per altre questa è una spesa del tutto incomprensibile. Del resto ognuno, fino a prova contraria, sarà libero di spendere il proprio denaro come meglio crede?

Ma in tutto questo discorso, che responsabilità hanno le aziende?

Prima di tutto le aziende hanno la responsabilità di raccontarla giusta, di essere oneste e trasparenti e di non ingannare i consumatori agendo sulle loro paure e creando false aspettative con il solo scopo di vendere. Una volta che un’azienda fa questo, sarà libera di mettere il prezzo che vorrà sul proprio prodotto e piazzarlo sul mercato, cercando chi sarà disposto a pagare il prezzo richiesto.

Un esempio: se un’azienda cosmetica vende una crema viso a Euro 300,00 sarà libera di farlo ma non potrà utilizzare una comunicazione ingannevole per far credere che il prodotto abbia delle caratteristiche che non ha o che il prezzo molto alto sia sinonimo di una qualità superiore quando in realtà così non è. Se l’azienda non inganna ed agisce eticamente, può vendere il prodotto al prezzo che vuole.

Paradossalmente non credo che le aziende che sparano prezzi esageratamente alti siano il problema del mercato, penso che siano le aziende che offrono prodotti a prezzi stracciati quelli che danneggiano il mercato della cosmesi eco-bio. Queste aziende lo fanno fregiandosi di essere i “paladini” dei consumatori perché per loro la cosmesi eco-bio deve essere alla portata di tutti, a pochi euro al pari dei prodotti cosmetici sintetici. E chi può dare loro torto? Purtroppo il discorso è più complesso e non così semplice.

Non dico che la cosmesi eco-bio debba essere un lusso, anzi! Io parlo sempre di prezzo equo, un concetto che non tutti capiscono e su cui vorrei focalizzare. Perché il prezzo equo aiuta le aziende ad investire in ricerca, aiuta l’economia, favorisce l’imprenditoria, sostiene le piccole-medie imprese, incentiva l’occupazione e garantisce un giusto profitto a chi agisce nell’interesse dei consumatori. Il prezzo equo garantisce una qualità costante e non costringe le aziende ad arrabattarsi per abbassare i costi di produzione e spesso anche la qualità. Il prezzo equo, se perseguito in modo giusto ed etico, fa il bene del mercato, non il male. Il prezzo equo è diverso dal concetto Coop, quello che vuole sempre offrirti il prezzo più stracciato senza farti riflettere su “quanto può mai guadagnare il produttore (spesso piccolo produttore) in tutto questo gioco dei prodotti a pochi centesimi?“.

Il prezzo equo non costringe nessuno a compromessi, non costringe le aziende ad “escamotage” per guadagnare qualcosina in più togliendo da qualcos’altro, consente alle aziende di mantenere standard elevati. Il prezzo equo, perseguito dalle aziende che puntano alla qualità, non è la crema a Euro 300,00 ma nemmeno la crema a Euro 3,00 ma è il giusto rapporto tra quello che investo nel prodotto e quello che posso eticamente ricavarne.

Chi stabilisce qual è il prezzo equo di un prodotto? Senz’altro il buon senso dell’azienda ma anche quello del consumatore, sapendo che il buon senso è un concetto molto soggettivo. E come abbiamo detto, ognuno è libero di spendere quello che vuole per un prodotto che attira il suo desiderio.

Sfatiamo un mito. Creare un prodotto di qualità costa. Volenti o nolenti, costa. Oggi tutto costa e più se insegue l’alta qualità, più si paga.

Nel prezzo di un cosmetico eco-bio come FantastiKa bisogna considerare:

1. Artigianalità e non produzione di massa. Un piccolo laboratorio cosmetico non è una grande industria. Piccoli lotti di produzione di poche centinaia di pezzi alla volta non è la produzione di 100.000 pezzi o più. L’economia di scala che consente di ridurre i costi di produzione grazie ad acquisti massicci di materie prime non è spesso fattibile per le piccole imprese come FantastiKa che devono far fronte a vendite ridotte con costi fissi di produzione (manodopera, ecc.) che incidono sul prezzo finale. Ma questo non deve essere visto come un punto a sfavore, anzi. Le piccole aziende, per sopravvivere e distinguersi dalla concorrenza della grande distribuzione, devono per forza puntare alla qualità e questa dedizione sarà sempre una garanzia per il cliente finale rispetto a chi conta di smaltire grandi lotti al minor prezzo possibile.

2. Ricerca e sviluppo. Ormai sono poche le aziende cosmetiche che investono nella ricerca, seppure tutti dicano il contrario! La ricerca di nuove materie prime vegetali o biologiche, la creazione di nuove formulazioni, la sperimentazione (che spesso richiede mesi), la riformulazione costante fino ad arrivare al prodotto desiderato sono cose che le grandi aziende non fanno! Le grandi industrie utilizzano formulazioni standard (magari studiate decenni prima e mai cambiate, basta vedere Nivea), producono e distribuiscono milioni di pezzi. Punto. Poi quello che dicono nelle loro pubblicità è un altro paio di maniche….
Le piccole aziende, invece, proprio per la loro dedizione alla qualità e per differenziarsi, investono nella ricerca e sperimentazione di nuovi ingredienti, e spesso offrono prima dei produttori di massa ingredienti cosmetici interessanti e meritevoli di attenzione (vedi l’amore oggi per l’olio di argan). Non solo. Sono più flessibili rispetto alle grandi realtà. Se un prodotto può essere migliorato, lo si migliora. Finito un piccolo lotto non ci sia accontenta di quello che si è fatto. Si raccolgono i feedback dei consumatori e se si può migliorare si migliora. La flessibilità, in questo senso, è prerogativa delle piccole realtà artigianali.

3. Controlli rigidi e certificazioni. Proprio per non disattendere la qualità offerta e per offrire una garanzia che vada ben al di là di un generico claim di qualità, le aziende più serie si affidano ad enti certificatori prestigiosi che provvedono a tenere sotto controllo ogni processo produttivo e distributivo. I controlli sono rigidi e anche le certificazioni, roba per pochi non per tutti, confermano un’attenzione ad uno standard difficilmente raggiungibile se l’obiettivo è mettere sul mercato un prodotto al più basso prezzo possibile. 

4. Servizio post-vendita e garanzie sull’acquisto. Se entriamo in un supermercato e compriamo spontaneamente qualcosa dallo scaffale che poi non ci soddisfa o non fa al caso nostro, ci ritroviamo con meno soldi in tasca ed un pessimo acquisto. Magari anche qualcosa che dobbiamo buttare. Per questo è importante dare valore al proprio denaro (e non finirò mai di dire che il consumismo dovrà necessariamente andare in questa direzione) grazie ad una consulenza professionale gratuita e ad una formula di vendita “Soddisfatti o rimborsati” che ci mette al riparo da acquisti sbagliati o fregature e che ci consente di avere il prodotto più adatto alle nostre esigenze, subito e direttamente a casa nostra.

5. Attenzione alle reali esigenze. Una piccola azienda dialoga in modo diretto con i propri consumatori e sa di cosa hanno realmente bisogno, al di là delle mode del momento o dalla creazione irrazionale di nicchie sempre più piccole di mercato, come fanno i grandi marchi (basta vedere gli shampoo, ce n’è uno per il capello riccio, liscio, biondo, trattato, ecc.). La piccola azienda, proprio per le sue ridotte dimensioni, è in grado di accontentare le reali esigenze, non quelle fittizie o inventate solo ai fini di Marketing. Per questo studierà un prodotto anti-età veramente efficace che fidelizzi e soddisfi la propria stretta cerchia di clienti. Un cliente soddisfatto, per una piccola azienda, è un cliente importante, laddove per una grande azienda è un mero numero. 

 

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